Sunday, April 11, 2010

Cannonau o Garnacha?

Andrea Parodi & Al di Meola "Armentos"



L’ antico Enigma dell’ "Uovo e della Gallina"


Chi è nato prima? Il Cannonau o il Garnacha? Ultimamente questa e’ la domanda che scaturisce dibattiti e polemiche nell’ ambiente enologico. La maggior parte dei Sommelier e giornalisti del vino di tutto il mondo sono del parere che il Cannonau (il Cultivar rosso “Sardo per eccellenza”) è il risultato dell'influenza pluri-secolare di una dominazione Spagnola che tutt’ oggi si fa sentire in quest’ isola del Mediterraneo di Ponente. Alcuni studiosi dicono che queste teorie non sono più convincenti, e uno di loro in particolare - Giovanni Lovicu - dice che la Sardegna --e non la Spagna-- e’ il luogo di nascita del Cannonau.
Garnacha, (alias Grenache, Tocai Rosso, Alicante E Cannonau), è un vitigno molto antico, ma e’ anche uno dei vitigni più coltivati al mondo. In regioni come Cotes du Rhône, Languedoc-Roussillion, Côte-Rôtie e Provenza nel Sud della Francia, o nella Spagna del Priorato, del Montsant e della Rioja, addirittura nella lontana Australia, in California e –sopratutto– in Sardegna questo vitigno gode di “protagonismo”. E’ un cultivar che prospera in conformazioni geologiche sia relativamente alte che basse, incline a beneficiare di climi addirittura aridi. Può raggiungere un contenuto alcolico elevato e nella AOC Francese Banyuls, in Australia e Sardegna spesso e’ vinificato come vino liquoroso piuttosto simile ai Porto della Valle del Douro, in Portogallo.

Quando studiavo per diventare Sommelier con l'Associazione Italiana Sommeliers (AIS) mi hanno insegnato (ma testardo come il sardo vero che io sono non sono mai stato convinto) che Cannonau deve le sue origini alla colonizzazione spagnola della Sardegna. Alcune pubblicazioni del mondo vinicolo, acclamate a livello internazionale come il ben documentato "Wine" di André Domine afferma che:
-il Cannonau è un vitigno di origine spagnola, perché in Toscana si chiama Alicante-
Alicante, (si sa’) è una regione vinicola della Spagna e non il nome di un vitigno; essa si concentra sul Monastrell (Vedremo poi che il Monastrell e’ di per se’ un’ altro enigma Sardo) e non sul Garnacha, essendo qui il Garnacha una uva secondaria. Egli fa anche l'errore di dire che il Cannonau migliore viene dal Carignano del Sulcis DOC, che è un vino a base di Carignano. Sarebbe come dire che i migliori "Nebbiolo" del Piemonte vengono dal Dolcetto d 'Alba!
Il libro “The World Atlas of Wine”di Hugh Johnson e Jansin Robinson si limita a qualificare il Cannonau come Garnacha spagnola e non elabora su nessuna area specifica di produzione in Sardegna.
Questo solo per citare alcune pubblicazioni di rilievo a disposizione del pubblico internazionale, e per mostrare come la ricerca sia povera sul tema. D'altra parte, quando ho studiato per dare l’ esame per la certificazione CSW, mi ha fatto un piacere immenso vedere che il programma dell' “American Society of Wine Educators” mette in discussione le origini spagnole o francesi del Grenache/Garnacha e abbraccia la possibilità di un’ origine Sarda.

Fino a tempi recenti è stata opinione comune che il Garnacha ha avuto I natali in Spagna e da lì è stato portato sulle Isole del Mediterraneo (Baleari, Corsica e Sardegna) così come a sud della Francia, successivamente trovando habitat ideale nella regione a sud della valle del Reno (specialmente in Chateauneuf du Pape).
Tuttavia, Giovanni Lovicu - un'autorità eminente in agronomia e viticoltura dell’ Università di Sassari (Sardegna) – ha formulato una ricerca che mette seri dubbi su questa ormai quasi “obsoleta” teoria una volta accettata a livello globale. La sua ricerca si basa su antiche tracce di commercio che dalla Sardegna si espandeva al resto del Mediterraneo, così come la mancanza di documentazione che dimostri il contrario.
Documenti storici ci danno prova che gli antichi romani sono stati strumentali nel diffondere la coltivazione della vite in tutta la parte occidentale delle regioni mediterranee. Tuttavia, l'espansione romana verso ovest ha avuto inizio "appena" 2000 anni fa. Quando nella meta’ del terzo secolo A.C. i Romani vinsero la seconda guerra Punica contro Cartagine la Sardegna divento’ la loro prima colonia e le diedero il nome di "Insula Vini" (Isola dei vini) a causa della quantità di viti gia’ presenti sull'isola.
Quindi, quanto antica è veramente l’ arte della vinificazione in Sardegna ? La scienza e l'archeologia ci hanno “aiutato” nel fare nuove scoperte, e queste sono in conflitto con il vecchio paradigma che vede Sardegna arrendersi all’influenza dei suoi “Colonizzatori”. Recenti scoperte fatte attraverso scavi archeologici in alcuni Nuraghi sardi - fortezze megalitiche che precedono i castelli medievali di 4 millenni - dimostrano che gli abitanti preistorici del secondo millennio A.C. erano attivi in campo “enologico”.
E ora la scienza dà il suo sostegno con l'uso di tecnologie moderne. Negli ultimi decenni dello scorso secolo, ricercatori del campo della viticoltura hanno iniziato ad utilizzare il DNA per identificare e selezionare i cloni che sarebbero più adatti a terreni e climi particolari. Questo, a sua volta, ha aiutato a fare progressi nella classificazione di vitigni imparentati tra loro (come nel caso del Primitivo e dello Zinfandel con il Plavac della Croazia). La ricerca sul DNA ha contribuito allo sviluppo di un metodo cruciale nel rintracciare le origini dei vitigni e la loro storia. Da quel momento in poi, molte verità sono venute a galla, così come tanti dubbi.

Il Grenache è un vitigno che - forse più di ogni altro - è avvolto nel mistero e nelle cotraddizioni delle proprie origini, ma non è l'unico caso di controversie nello “Spectrum” sardo dei vitigni autoctoni. Un caso analogo al Cannonau si e’ riscontrato con recenti scoperte archeologiche, dove semi di uva intatti (i quali risalgono al 1300 A.C.) sono stati trovati. L'analisi del DNA di detti semi ha confermato che si tratta di semi di Muristellu, vitigno autoctono sardo che è anche conosciuto come Monastrell in Spagna, Mataró in Portogallo e Mourvèdre nel sud della Francia. Come questo vitigno sia arrivato nel resto dell’ Europa e’ un mistero. O forse dovremmo chederci, come ha fatto ad arrivare Sardegna 3,500 anni fa’? Questo ritrovamento pone alcuni seri dubbi sulla possible origine Spagnola o Francese del vitigno. Potrebbe questo essere anche il caso di come il Cannonau si sia fatto strada attraverso il sud-ovest dell’ Europa?
Una recente “revisione” della storia dell’ ovest del Mediterraneo nell’ Era del Bronzo, ci insegna che la Sardegna è stata la civiltà più potente del Mediterraneo occidentale. I suoi abitanti erano chiamati i "Shardana" e per oltre mille anni hanno detenuto il monopolio del commercio del bronzo, commercio che si espanse in tutto il bacino del Mediterraneo, dall’ estremo est all’ estremo ovest. Lingotti di bronzo e manufatti di ceramica nuragici, in particolare quelli del tipo “Askos” (il cui scopo era la conservazione e servizio del vino) sono stati trovati in tutto il Mediterraneo in luoghi come Creta, Tunisia (Cartagine), Sicilia, Toscana e addirittura in Tartessos sulla costa atlantica della Spagna. Tutte queste informazioni però, puntano verso una direzione che non fa senso, se da un punto di vista storico riflettiamo sui seguenti fatti:

1) La Sardegna è un'isola, quindi a un certo punto la gente deve avere migrato lì dalla terraferma. Ha circa 1.700.000 di abitanti, ed è la seconda isola più grande del Mediterraneo (la primo è la Sicilia, più grande di soli 1.700 chilometri quadrati, ma con una popolazione di oltre 5.000.000).

2) Nel corso dei secoli la Sardegna e’ stata "piu' o meno" preda di diverse “potenze colonizzatrici”: partendo dai Fenici nel 900 A.C. (ma ancora prima I Greci, anche se e' la mitologia a parlarne piuttosto che documenti storici), poi Cartagine, poi passata ai romani fino alla caduta dell'Impero. Poi i Vandali seguiti dai Bizantini e quindi indipendente da circa 900 A.D. al 1400 A.D.

3) E’ stata parte della Corona spagnola per circa tre secoli, 1.406-1.708, poi in mano ai Savoia, e infine divenne parte integrante del Regno d’ Italia fin dalla sua unificazione nel 17 marzo del 1861.

Uno dei vantaggi nel conquistare un'altra nazione è che il vincitore scrive la storia. Tenendo questo in mente, tre secoli di occupazione spagnola in Sardegna giustificherebbe la presenza di vitigni spagnoli nell'isola, come il buon senso impone. Tuttavia, se ciò fosse vero, sarebbe anche logico che gli spagnoli avessero esportato il Garnacha (per non parlare di Tempranillo e tutte le altre uve principali spagnole) su tutte le Colonie Spagnole del nuovo mondo. Secondo il sig. Lovicu ciò non è accaduto. Questo ti fa riflettere e meditare ... e capisci che il ragionamento fila! Hai visto per caso del Garnacha piantato in Sudamerica dai discendenti di Joaquín Cortés? Il Garnacha e’ arrivato in California quando i primi coloni europei iniziarono a piantare le prime vigne nel tardo 1800, proprio come in Australia. Sardegna è stata grande produttrice di vino fin dai tempi piu' remoti, perché quindi la corona spagnola avrebbe voluto imporre l’impianto di una varietà non autoctona in un luogo che gia' aveva così tanto da offrire?

Per capire meglio le origini del vitigno, si devono comprendere le origini del suo nome. Lovicu afferma che l'etimologia "Garnacha" deriva da "Vernaccia", che deriva dal latino "Vernaculus", che significa letteralmente "di quel luogo". Cio' dimostra come questa sia una derivazione di qualcosa di più antico, da cui si può dedurre che non è un'etimologia spagnola in primo luogo. O meglio ancora: ciò non prova che il Garnacha non è spagnolo, ma piuttosto petrebbe sembrare che i Romani la trovarono gia’ lì e per questo la chiamarono "Vernaculus". Dopo tutto, abbiamo più esempi di vitigni I cui nomi derivano da questa etimologia: in Toscana la Vernaccia di S. Gimignano, in Alto Adige il Vernatsch (Schiava), nelle Marche la Vernaccia di Serrapetrona e in Sardegna la Vernaccia di Oristano. Tutti questi vitigni non hanno niente in comune tranne la radice del loro nome.

Tuttavia, la ricerca storica di Lovicu sull'etimologia ci porta ad un documento che lui ha ottenuto dagli archivi spagnoli, il primo a mostrare la "traccia" dei una parola simile a "Garnacha". Si tratta di un documento spagnolo che risale alla meta’ del 1700 e che attesta l'acquisto di un determinato numero di barili di "Guarnaccia" (errore ortografico o di trascrizione di “Vernaccia”, un vino bianco simile allo Sherry Spagnolo, vinificato ed ossidato con il tipo di lievito chiamato "Flor", tutt’oggi prodotto nella città di Oristano, sulla parte occidentale dell’ Isola). Questi barili di "Guarnaccia” sono stati spediti dalla Sardegna verso la Spagna e non viceversa. Fino ad allora non c'è documentazione storica di qualsiasi etimologia che possa assomigliare alla parola "Garnacha".

Per quanto mi riguarda, durante la mia infanzia nella Sardegna degli anni '70, mio nonno possedeva una vecchia vigna di Vernaccia nel villaggio dove sono nato, e dalla quale egli fece vino per suo proprio consumo. Mio padre ne parlo' sempre con orgoglio… Mio nonno (che naque nel tardo ottocento), mio padre, i miei zii e tutti gli anziani che conoscevo, chiamavano sempre la Vernaccia con il nome sardo di "Crannaccia".
E 'solo una coincidenza? "Garnacha" e’ l'uovo, o la gallina?